Le mie motivazioni alla Biodanza

Quando mi chiedo quale sia il motivo che mi ha spinto ad iniziare Biodanza ho difficoltà a trovare delle parole precise che mi convincano. Non posso quindi che ricorrere a quelli che potrei definire i Colori che compongono il quadro della mia vita.

 Pace


Quando un pittore decide di usare un colore od una forma in un proprio quadro solitamente lo fa sulla base di considerazioni di pura armonia estetica. È quindi il quadro a decidere se quel particolare colore gli si addica. Se la nostra vita è un quadro di cui possediamo una certa visione di insieme possiamo decidere se una particolare situazione si addica o meno al momento che stiamo vivendo, e questa non sarà certo una decisione oggettiva, poiché ognuno possiede una visione privilegiata e del tutto personale della propria vita, ne' tantomeno definitiva, perché la nostra vita è un quadro che cambia continuamente.

Innanzitutto c'è il ricordo sempre vivo di quei giorni passati in Garfagnana allo stage di danza. C'era Roberto con me, la sua affabilità, la sua simpatia ed il suo calore umano. Già allora, dentro di me, sentivo Roberto come una persona speciale. Allora, ancora, non potevo supporre quello che tre anni più tardi sarebbe successo, ed ancora adesso, pensando a lui, il dolore più grande nasce dal non sapere se gli avessi mai fatto capire davvero quanto gli volessi bene. La vita è legata ad un filo troppo sottile per potersi permettere simili leggerezze.

In quei giorni ho conosciuto Tania, la ragazza dai capelli corvini, gli zigomi alti ed il fisico forte di una bellezza africana, il calore di una placida estate di campagna, il mistero di una zingara e lo sguardo triste di una artista inquieta. C'erano le serate calde del luglio Toscano, i canti in coro, il piacevole torpore nelle ossa dopo la giornata in palestra, il vinello traditore e le tavolate a base di caciucco. Ma soprattutto c'era l'atmosfera di quel gruppo, le emozioni forti del contatto di quei corpi. Soprattutto questa emozione, la scoperta di un mondo fatto di sensazioni da condividere, è la chiave di volta per comprendere perché tanto spazio nel mio cuore sia dedicato a quei sei giorni.

Ci sono poi i giorni d'agosto di undici anni fa, solo nella mia casa, in una Torino afosa e deserta. Erano quelli i momenti della comprensione profonda di come l'amore non possa che passare attraverso il dono della libertà, della gioia di vivere che nasce dentro di sé e che permette di incontrare l'altro. C'erano le riflessioni sulla mia vita che andava cambiando, come se fosse in attesa di un avvenimento, di una svolta. E di quei momenti di solitudine, soprattutto resta la precisa sensazione che ci fosse qualcuno con me, come una presenza ignota che, più sentivo crescere in me il gusto per la vita, più mi sentivo emergere dalla malattia e dal bisogno del conforto di una presenza umana, più si faceva vivida ed amica. E proprio in quei momenti improvvisamente ancora Tania, l'ospite inatteso, imprevisto ed imprevedibile, a conferma che l'incontro, quello vero, avviene tra due anime che si riconoscono libere, e non tra i loro corpi bisognosi di compagnia. Solo pochi mesi prima avrei rifiutato come uno sconvolgimento troppo grande nella mia ordinata vita di uomo, quell'incontro incredibile.

C'è, sospeso tra i ricordi di quel periodo senza tempo, l'odore dell'aria di una chiara mattina di autunno, il suo contatto con il viso e con il corpo, così fisico e così tangibile da diventare sensuale, come se la natura avesse preso il corpo di una donna.

C'è l'incontro con Marina, avvenuto come se ci fossimo conosciuti da sempre, e con la quale cinque anni di Amore si possono sintetizzare con un Abbraccio. C'è quella mia fiducia mai provata per il futuro, c'è quella sua sempre più urgente richiesta d'aiuto, e la mia scoperta di poter cambiare, di poter essere meno egoista, di poterla aiutare davvero, e del fatto che il cambiamento può avvenire senza dolore, anzi con la stessa gioia di una intuizione personale, perché le idee non sono di chi le possiede ma di tutti, e comprenderle è una conquista personale che ci fa più ricchi, non una sconfitta dell'intelletto. E grazie a lei c'è la comprensione del fatto che un'idea si può proporre solo con la propria passione, con l'esempio e mai con la persuasione.

C'è poi il nostro distacco, tanto più doloroso perché inevitabile, tanto più inconsolabile quanto meglio compreso. Ed i colori scuri della depressione, della sfiducia, del timore di non poter mai più provare quella sensazione di armonia con la vita di cui il ricordo sembra essere soltanto più nella mente, tanto da arrivare a dubitare di averlo davvero provato. C'è di nuovo la solitudine di cinque anni prima, tanto più greve dopo tanta fiducia, con cinque anni di più sulle spalle, con il timore di non poterne mai più uscire, con la sensazione d'impotenza di dover ricominciare e non averne più voglia, con la sfiducia di essere ancora in grado di ritrovare in sé stessi la forza, o peggio, la capacità di ricominciare.

Ci sono le tracce, i fantasmi di tutto questo in un'Anima che certo non è più la stessa e che non può ricominciare ma deve continuare a costruire la sua casa.

C'è la solitudine, come postumo dell'analisi, che ti fa sentire diverso perché sei diverso, unico, ma ti sembrano così pochi coloro disposti a riconoscere in te un individuo e ad accettarlo come tale.

E c'è tutto questo, di cui non sai con chi parlare senza essere preso per il matto, il visionario od il martire che che non senti di essere.


Aggiornato il 12 luglio 2001 Pagina principale