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Già.., perché?? Puro esibizionismo da terzo millenio? Voglia di
far sentire la propria voce, rischiando anche di dire cose che
non interessano a nessuno? Autocompiacimento onanista? O un più
banale e innocuo tentativo di ribellione verso chi, ormai senza
alcun ritegno, decide se e quando concedere la parola, a chi
darla, e soprattutto quando toglierla?
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Certo è un posto ben strano, questo, per esprimere il proprio
pensiero. Si sente parlare ovunque di Internet e l'idea che si
tratti di uno spazio "comune", aperto, democratico si infiltra,
ogni giorno di più, in ciascuno di noi. Se così fosse, io che
scrivo sarei l'equivalente "avanzato" di chi arringa la folla allo
Speaker's Corner di Hide Park. Chiunque si trovi a passare di lì,
non importa dove fosse diretto, può fermarsi, ascoltare,
condividere o meno, farsi un'idea o andarsene annoiato.
Invece non si fanno incontri in Internet, a meno di andarseli a
cercare. L'incontro, qui, è tutto fuor che casuale. È sì un grande
spazio pubblico, sul quale però le vetrine sono disposte a caso in
un labirinto così intricato che è necessario sapere esattamente
dove andare a guardare per trovarle. Certo, si possono chiedere
informazioni, ma per farlo bisogna sapere che cosa si stia
cercando. La speranza che un passante diretto in tutt'altro posto
si imbatta per errore nella nostra vetrina e ci si fermi è meno
che minima. Fioriscono gli strumenti per permettere a chi vi cerchi
qualcosa di riuscire a trovarlo, in modo rapido ed efficiente. Non
c'è spazio in Internet per i bighelloni, e nulla, fuorché l'errore,
qui è lasciato al caso.
Allora siamo sì in uno spazio aperto, ma popolato da una folla
cieca e sorda, in grado di trovare solo quello che già sapeva
esistere. Ho l'impressione che questa città sia ancora più
solitaria di quella del mondo "reale" in cui viviamo e che la
risposta al nostro malessere comunicativo non si trovi tra queste
mura. Allora perché pubblicare un sito personale se poi ci
toccherà chiedere agli amici di andare a visitarlo, ...per favore?
E gli amici, se proprio vogliono sapere qualcosa di me che ancora
non sanno, sono proprio costretti ad andare a leggerselo su
Internet?
Eppure... Mi domando... Ma tu che stai leggendo, come ci sei
arrivato sin qui? Forse ti ci ho indirizzato io, o forse qualcuno
che mi conosce, o forse ancora i passaggi sono stati più complessi
e meno immaginabili di quanto io sappia predire. Forse ci
conosciamo di vista, forse per sentito dire. Se già mi conosci
forse rimarrai sorpreso dallo scoprire cose che di me non sapevi.
Se non ci conosciamo ti farai un'idea di me, un idea minima e
indubbiamente artefatta, che potrebbe crollare al nostro primo,
vero, incontro.
Forse in me, in questo momento, c'è un po' il gusto di stupirti.
O, magari, la segreta e mai sopita voglia di scrollarmi di dosso
il marchio di appartenenza ad una qualche fascia sociale,
o tipologia commerciale, di "uomo del terzo millenio", di "massa"
alla quale spremere un qualche tipo di consumo; diverso e
"interessante" solo in funzione di una mia possibile scelta di
dopobarba o elettorale. E di abbandonarmi al gusto di una
individualità, di una specificità, di tutto ciò che mi rende
"diseguale" e atipico, e riaffermare il fatto che ciò che
ci rende diversi ci fa entrambi preziosi in quanto unici.
| Aggiornato il 14 febbraio 2000 |
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